Quando una persona è affetta da più malattie o menomazioni, la domanda che sorge spontanea è: “Come si calcola la percentuale totale di invalidità civile?” La risposta più intuitiva sembrerebbe la somma algebrica delle singole percentuali. Se una patologia è valutata al 40% e una seconda al 20%, si tende a pensare che il risultato sia il 60%. Purtroppo, la Commissione Medica dell’INPS non ragiona così.
Nel nostro ordinamento giuridico e medico-legale, quando si parla di patologie coesistenti, si applica un criterio completamente diverso: il calcolo riduzionistico, regolato dalla famosa Formula di Balthazard.
In questa guida definitiva vedremo nel dettaglio cos’è questo meccanismo, come incide sul punteggio finale e come utilizzare il nostro calcolatore integrato per verificare l’esattezza del verbale INPS.
Cosa si intende per patologie coesistenti?
Prima di entrare nel fulcro matematico, è fondamentale fare una chiarezza terminologica che spesso sfugge anche ai non addetti ai lavori. Il quadro pluripatologico di un soggetto può essere diviso in due grandi categorie:
Patologie Concorrenti: sono quelle infermità che colpiscono lo stesso organo, apparato o sistema organico, influenzandosi a vicenda e creando un danno sinergico e scompaginante (ad esempio, due patologie distinte che colpiscono entrambe l’apparato visivo o cardiocircolatorio).
Patologie Coesistenti: sono menomazioni che interessano organi o apparati distinti e autonomi, senza che vi sia un’influenza funzionale diretta tra di esse (ad esempio, la coesistenza di una patologia dell’udito e di una patologia articolare al ginocchio).
Per le patologie coesistenti, l’algoritmo ministeriale prevede tassativamente l’applicazione del criterio riduzionistico di Balthazard, per evitare che la somma di più patologie minori porti paradossalmente a superare il 100% di invalidità.
La Formula di Balthazard: perché l’INPS riduce le percentuali?
La logica dietro alla formula di Balthazard si basa sul concetto di capacità lavorativa residua.
Quando la Commissione Medica valuta la prima patologia (quella più grave), la percentuale d’invalidità viene sottratta dalla totale integrità fisica del soggetto (considerata pari a 100). La seconda patologia, di conseguenza, non verrà calcolata sull’intera spanna del 100%, ma solo sulla percentuale di capacità lavorativa che è rimasta “sana”.
Un esempio pratico di calcolo riduzionistico
Ipotizziamo il caso di un soggetto con due patologie coesistenti:
Patologia A (più grave): 40%
Patologia B (meno grave): 20%
Ecco come procede il calcolo:
La patologia A riduce l’efficienza del corpo del 40%. La capacità residua del soggetto diventa quindi del 60% ($100 – 40$).
La patologia B (20%) viene calcolata non su 100, ma sul 60% residuo. Il 20% di 60 corrisponde a 12%.
Il punteggio finale si ottiene sommando il valore della prima patologia al valore ridotto della seconda: 40% + 12% = 52%.
Come si può notare, il risultato finale (52%) è nettamente inferiore rispetto alla somma aritmetica (60%).
La regola della franchigia del 10% per le micro-infermità
Un dettaglio normativo di vitale importanza, spesso trascurato nei verbali o nei calcoli approssimativi, riguarda le infermità di lieve entità.
Regola fondamentale: Le patologie coesistenti che comportano una percentuale di invalidità pari o inferiore al 10% non possiedono una rilevanza percentuale nel calcolo riduzionistico complessivo.
Ciò significa che se un soggetto presenta una patologia principale del 50% e una serie di piccole coesistenti valutate all’8% o al 5%, queste ultime non andranno a incrementare il punteggio finale tramite Balthazard, a meno che non concorrano specificamente tra loro o non creino un impatto globale sulla fisionomia della persona espressamente tutelato dalle tabelle ministeriali.
Quando il calcolo dell’INPS può essere contestato?
Il vero problema sorge quando la Commissione Medica dell’INPS applica rigidamente la formula di Balthazard (coesistenti) a quadri clinici che, in realtà, meriterebbero una valutazione come patologie concorrenti.
Molto spesso, patologie che interessano lo stesso distretto anatomico o che cooperano alla distruzione della qualità della vita del paziente vengono artificialmente separate nel verbale per applicare il calcolo riduzionistico. Questo stratagemma matematico permette all’istituto di mantenere la percentuale complessiva al di sotto di soglie cruciali, come:
Il 74% (necessario per l’assegno mensile di assistenza).
Il 100% (necessario per la pensione di inabilità e l’eventuale indennità di accompagnamento).
Come tutelarsi e fare ricorso
Se ritieni che l’effetto combinato delle tue infermità sia stato sottostimato o che la natura concorrente delle tue patologie sia stata declassata a semplice coesistenza, la legge mette a disposizione lo strumento del Ricorso per Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) ex art. 445-bis c.p.c.
In sede giudiziaria, un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) nominato dal Tribunale procederà a un riesame della documentazione medica, avendo la facoltà di applicare correttivi matematici più equi e aderenti alla reale sofferenza sistemica del richiedente, discostandosi dal rigido automatismo burocratico della prima visita amministrativa.
FAQ – Domande Frequenti sul Calcolo delle Patologie Coesistenti
La somma delle percentuali di invalidità può superare il 100%?
No. La formula di Balthazard è stata concepita proprio per evitare questo paradosso matematico. Poiché ogni patologia successiva alla prima viene calcolata solo sulla percentuale di capacità lavorativa “residua” (ciò che rimane sano), il risultato finale si avvicinerà progressivamente al 100% senza mai poterlo superare o eguagliare, a meno che una singola patologia non sia già valutata al 100%.
Cosa succede se ho tre o più patologie coesistenti?
Il principio non cambia, ma si applica in modo progressivo. La Commissione Medica ordina le patologie partendo dalla più grave alla più lieve. Calcola la riduzione della seconda sulla capacità residua lasciata dalla prima; poi calcola la terza sulla capacità residua lasciata dalle prime due accoppiate, e così via. Più patologie si aggiungono, minore sarà l’impatto reale delle ultime sul punteggio finale.
L’INPS applica sempre la formula di Balthazard per tutte le malattie?
L’INPS la applica ogniqualvolta si trovi di fronte a infermità “coesistenti”, ovvero che interessano organi e apparati differenti senza interferenze funzionali. Tuttavia, l’errore frequente dell’Istituto è applicarla anche quando le patologie sono “concorrenti” (es. due danni diversi allo stesso occhio o alla stessa articolazione), dove invece andrebbe applicata una valutazione globale o formule correttive più favorevoli, come il calcolo salomonico.
Ho una patologia valutata all’8% e una al 5%, perché non sono state calcolate?
Perché nel calcolo riduzionistico delle patologie coesistenti vige la regola della “franchigia”: le minorazioni che non raggiungono il 10% di invalidità non hanno rilevanza percentuale sul computo totale. Restano indicate nel verbale come diagnosi, ma la matematica d’ufficio non le somma al quadro complessivo.
Posso contestare un verbale INPS solo perché ritengo il calcolo errato?
Sì. Se dalla perizia del tuo medico legale di fiducia emerge che l’INPS ha applicato la formula riduzionistica di Balthazard su patologie che in realtà sono collegate e concorrenti (sminuendo l’effetto complessivo del danno), ci sono i presupposti giuridici per procedere con un ricorso giudiziario (ATP) entro 6 mesi dalla notifica del verbale.
Fai una prova: Calcolatore Invalidità Coesistente
Calcolatore Invalidità Coesistente (Formula di Balthazard)
Grado di Invalidità Coesistente:
Nota: Il calcolo esclude automaticamente dal computo le c.d. "minorazioni scompaginanti" o concorrenti, applicando il decremento matematico sulla capacità lavorativa residua.
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